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Scritto da Administrator   
Martedì 20 Luglio 2010 15:13

In ricordo delle vittime della mafia


falcone borsellinoCelebrata a Sciacca la giornata del ricordo con un momento di preghiera nella parrocchia B.M.V. di Loreto alla Perriera. E’ forse lontano il tempo delle grandi manifestazioni con fiaccolate, lenzuola appese ai balconi, ampia partecipazione di popolo e di autorità. Ma dopo 18 anni si ritiene ugualmente utile fermarsi per una riflessione su una stagione che insanguinò la Sicilia. Da più parti si chiede piena luce perché la morte di tanti uomini impegnati in prima linea sia accompagnata da un costante sostegno della società civile. Riportiamo parte dell’intervento del parroco don Gino Faragone: “Siamo qui per ricordare le vittime della mafia e di ogni altra forma di violenza. Saluto cordialmente le Autorità presenti per l’impegno, la professionalità e il coraggio con cui affrontano il problema della mafia, e ringrazio coloro che hanno organizzato questa manifestazione per cercare di rispondere al silenzio che tante volte accompagna il triste fenomeno della mafia per costruire una società più giusta. Fa riflettere seriamente il gesto e il danno nei confronti delle due statue di gesso raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di qualche giorno fa in via Libertà a Palermo, installate alla vigilia dell’anniversario della strage di via D'Amelio. Il fatto di essere qui attorno alla mensa del Pane e della Parola del Signore ci permette di dare a questa manifestazione una prospettiva diversa, quella di orientare la nostra riflessione guidati dalla luce della Parola di Gesù. Egli non si è limitato di offrire una proposta di vita, ma in nome di quella verità che ci fa veramente liberi, si è consegnato alla morte. Ha voluto offrire cioè la più alta testimonianza alla verità, all’amore. Ci ha amati fino a morire. Al tempo di Gesù vi erano gli stessi problemi di oggi: corruzione, disuguaglianze sociali, sfruttamento dei poveri e delle vedove. Chi crede opera nella direzione della giustizia sociale. E Gesù, come già i profeti del Primo Testamento, opera in questa direzione, cercando così di restituire dignità all’uomo. Egli, ritenuto il Samaritano, il nemico dichiarato, si fa prossimo all’uomo e gli permette di continuare il percorso della vita risanato nelle sue ferite più profonde. Egli si avvicina a colui che lascia la città perché non gli permette di incontrare l’uomo e perciò lo stesso Dio, lo guarisce e gli apre il cuore alla speranza. Quest’uomo ferito nella sua dignità è ciascuno di noi, mortificato dalle perdite di tante vite umane ad opera di organizzazioni malavitose. Chissà, quanti di noi vorrebbero fuggire dalla città, fortemente delusi e traditi da una politica, che non riesce ad assicurare a tutti uguali diritti. Ma si può ancora parlare di diritti, se viviamo col sospetto di operazioni non sempre chiare, coperte da un manto di legalità? La scarsa partecipazione di popolo in occasione della fiaccolata a San Leone è un ulteriore motivo di riflessione. La cattura di un boss ( Falsone ) non è sufficiente a ridare fiducia al ciattadino. Il nostro Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro in quella occasione così si esprimeva: “ La mafia non la possiamo condannare soltanto per le migliaia di vittime che ha mietuto…Quello che ci deve fare ribrezzo è, soprattutto, la cultura mafiosa che è come il sottobosco fittissimo da cui vengono fuori le peggiori nefandezze. E’ quella cultura che diventa etica, modo di pensare, di comportamento, di linguaggio, di costume che si alimenta con il privilegio, la raccomandazione, il non rispetto della legge, il disinteresse dalla vita pubblica. È quel modo di intendere la vita per cui se hai qualche ‘amico’ vai avanti altrimenti sei destinato a restare sempre indietro anche se vali e se sei bravo. È quello stile che non ci fa vergognare delle ingiustizie ma ce le fa accettare a testa bassa senza mai indignarci e far sentire la voce a chi ha precise responsabilità. È quella strana abitudine che abbiamo fatto all’uso della droga e dell’alcool (ricche fonti di foraggiamento per la mafia) che di vittime ne fanno molte di più della mafia tradizionale (quella della lupara) e del malaffare. È quella cultura che occupa subdolamente ma presuntuosamente le nostre vie, i palazzi delle istituzioni, gli uffici, addirittura le strutture sportive, gli atteggiamenti quotidiani di piccoli e grandi uomini, dei ragazzi e dei giovani stessi. È una cultura che è peccato perchè fa dei mafiosi e dei loro collaboratori mercenari del diavolo, nonostante l’ostentata loro religiosità che non ha niente a che fare col Vangelo, anche se ne usa il linguaggio e i segni, ma ne  distorce i valori”. Oggi insieme possiamo dire “basta” ad una logica perversa di potere, ad un sistema di malaffare, di disonestà. Diciamo “sì” al rispetto di ogni uomo. Diciamo “sì” ad un impegno che ci vede protagonisti di una storia nuova, di una cultura che ci richiama a precise responsabilità. La storia siamo noi, cantava qualche anno Francesco De Gregori: “La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso”. E noi non vogliamo restare chiusi dentro le nostre case, rinunciare ad una lotta per costruire una società diversa nel rispetto della legalità e dell’amore. Non possiamo accontentarci di dedicare ai martiri della mafia qualche strada o sala, dobbiamo percorrere la loro stessa strada, correndo lo stesso rischio. La protesta deve trasformarsi in un impegno concreto. Così intendiamo onorare la loro memoria”.

Don Gino Faragone

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Luglio 2010 09:37