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XXXII Domenica TO 2019 PDF Stampa E-mail
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Sabato 09 Novembre 2019 00:00

XXXII Domenica Tempo Ordinario

Liturgia

Un argomento scabroso ma assolutamente centrale

Ancora un’altra disputa, ridicola, scolastica, politica, di potere. Siamo già a Gerusalemme, tappa finale del cammino di Gesù, nel tempio,il luogo più sacro per i Giudei. A turno si avvicinano a Gesù sommi sacerdoti, scribi, anziani, farisei, tutti con l’unico scopo di mettere in difficoltà colui che è stato acclamato come il Messia. Gli pongono alcune osservazioni sul suo comportamento, sul battesimo di Giovanni, sul pagamento dei tributi, con lo scopo di screditare il suo insegnamento e metterlo in difficoltà davanti al popolo che lo apprezzava tanto. Ora è il turno dei sadducei, citati per la prima volta in Luca (20,20-38), che si fanno avanti per presentare il problema della risurrezione e dell’aldilà. I sadducei costituiscono un movimento politico, vicino a Roma, tradizionalista, con prospettive religiose diverse da quelle sostenute dai farisei. I sadducei non nutrono tanta simpatia nei confronti di Gesù, il profeta che viene dal Nord con il preciso intento di inaugurare il Regno di Dio. Al seguito di Gesù c’è tanta gente bisognosa di libertà e di pace. I sadducei sono i ricchi del paese, i funzionari del tempio, vivono bene, hanno potere, denaro, onori, privilegi, non sentono la necessità di un cambiamento. Temono la simpatia che riscuote Gesù, la numerosa presenza al suo seguito, che può trasformarsi in movimento politico di liberazione. Non hanno niente in comune con gli altri gruppi presenti nel territorio se non la loro opposizione a Gesù. Probabilmente hanno sentito predicare Gesù e annunciare il suo credo religioso nella risurrezione. Preparano perciò un duro argomento per mettere in scacco questa dottrina da loro ritenuta semplicemente una volgare credenza. La scena grottesca che i sadducei presentano a Gesù manifesta la difficoltà di affrontare la visione della risurrezione. Allora come oggi, sentiamo tutti il bisogno di dare delle risposte a domande come: c’è una vita oltre la morte? E come sarà? E se non c’è niente a che serve fare del bene? I farisei professano la fede nella risurrezione, ma la concepiscono in modo grossolano e come continuazione della vita presente. I sadducei ritengono insostenibile la dottrina della risurrezione, per il fatto che questa non è presente nel Pentateuco, i libri in cui credono. Ricordiamo che la risurrezione del corpo non appartiene alla cultura greca, né latina, che ritenevano che gli uomini dopo la morte fossero destinati dagli dei nell’Ade. Gli ebrei pensavano che dopo la morte l’anima come “un’ombra”, sopravvivesse nello sheol. Solo in tempi vicini a Gesù si comincia a pensare ad una vita oltre la morte. Nel testo di Dan 12,1-3 si preannuncia che i morti “risorgeranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna”.

«Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: “Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”». L’obiezione presentata, probabilmente già collaudata con successo con altri avversari, si basa sul testo che si trova in Deuteronomio (25,5s), che vuole garantire un marito alla vedova, provvedere al suo sostentamento, evitare matrimoni con stranieri, procurare una discendenza al fratello morto e la permanenza della proprietà nell’ambito della famiglia. Nel caso in cui c’è il rifiuto da parte dei fratelli a sposare la cognata, viene convocata un’assemblea e alla presenza degli anziani, questa donna toglie il sandalo dal piede del cognato, gli sputa in faccia e lo maledice. Per questo motivo la sua famiglia sarà chiamata “la famiglia dello scalzato”. Sulla base di questa stravagante storiella appare facile negare la risurrezione. Evidentemente la risposta alle domande poste sopra va cercata nel superamento della concezione di risurrezione come semplice prosecuzione dell’esistenza terrena. Il caso proposto dai sadducei richiama l’istituzione del levirato, norma non più osservata al tempo di Gesù. Essi riconoscono come testo ispirato il Pentateuco e qui non appare il termine “risurrezione”. E aggiungiamo: stanno così bene in questa terra che non hanno bisogno di pensare ad un’altra vita.

«Gesù rispose: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”». La risposta di Gesù non lascia dubbi, evidenzia una comprensione del testo più avanzata di quella limitata e dura dei sadducei. Gesù non sopporta l’ipocrisia dei suoi interlocutori, che manipolano il testo sacro per difendere i loro interessi. Distingue nettamente questo mondo dall’altro, dove i figli della risurrezione sono figli di Dio e non possono più morire. L’altro mondo non può essere pensato come il prolungamento di questo o come una sua fotocopia. Gesù riprende alcuni temi dell’apocalittica giudaica dove i risorti sono presentati come gli angeli, che non hanno bisogno di procreare per assicurarsi la vita, perché questa è garantita dalla potenza di Dio. Gesù con un pizzico di ironia fa riferimento proprio agli angeli, la cui esistenza è messa in discussione dai sadducei. E gli angeli chiaramente non ricevono la vita alla maniera umana, ma direttamente da Dio. Anche gli uomini vivranno in Dio, così come gli angeli. La nostra condizione dopo la morte sarà totalmente diversa dall’attuale e non ci saranno più matrimoni. Nella seconda parte della risposta, Gesù utilizza un testo accettato dai sadducei, l’incontro di Mosè con Dio presso il roveto ardente. Dio dunque si manifesta in relazione con uomini morti da lungo tempo, ma che con lui hanno un particolare rapporto, proprio perché vivi e dunque non morti per sempre. Gesù annuncia un Dio dei vivi, un Dio che comunica la sua stessa vita. Bisogna fidarsi di Lui, che è capace di vincere la morte, perché è il Dio della vita. Per Gesù un aldilà c’è e consiste in una vita piena, comunicata dallo stesso Dio. La certezza è sulla realtà della risurrezione e non sulle modalità e sulle sue caratteristiche. E’ fuori posto perciò ricorrere a pratiche magiche per avere contatti coi defunti, attribuendo loro espressioni sensazionali. Il nostro rapporto con le persone amate sarà illuminato dalla luce di Cristo. Non importa se non sappiamo rispondere a come sarà questo corpo glorioso, sappiamo con certezza, garantiti dalla parola di Gesù, che così sarà. La risurrezione è un’esperienza d’amore, è una vita nuova, una nuova creazione, una divinizzazione dell’uomo. “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi” (Sap 1,13).

Ci sono oggi dei sadducei? Ritengo proprio di sì. Basta vedere la scarsa incidenza che ha la risurrezione nel nostro modo di vivere. Un cristiano, nato a vita nuova nell’acqua e nello Spirito, già a partire da questa terra dovrebbe testimoniare la risurrezione  portando luce, fiducia, pace, facendosi compagno di viaggio di chi si sente morire ogni giorno, di chi è stato emarginato, sfiduciato. Il nostro Dio non può essere strumentalizzato per giustificare atteggiamenti e politiche di morte. Ridare serenità è un gesto grande di amore, anticipazione di risurrezione. Dio di Abramo, Dio di Gesù, Dio mio. Oggi, sempre!

Don Gino Faragone

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2019 01:29