Giovedì, 24 Ott 2019
You are here: Home Liturgie Commenti alla liturgia domenicale XXVII Domenica TO 2019

Bacheca parrocchiale

Ambulatorio medico parrocchiale Si comunica che ogni mercoledì mattina dalle 9,30 alle 12,30 e venerdì pomeriggio dal...
Noi del Volontariato Vincenziano rivolgiamo un appello per una famiglia particolarmente bisognosa di tutto il necessario...
Guardaroba: Il Gruppo Volontariato Vincenziano che gestisce il servizio guardaroba comunica che si ricevono  indumenti...

Archivio parrocchiale

Il sacerdozio e Maria. A conclusione dell’anno sacerdotale, vogliamo presentare una riflessione sul legame tra la Mad...
Il caso: il distributore di carburante. (articolo pubblicato su "La Sicilia" del 12 agosto 2010) Accanto alla chiesa i...
Ex cattedrale nel deserto. Pubblicato il bando pubblico per l’appalto dei lavori di completamento di una delle due ...

Auguri a...

Antonella e Luciano annunciano a tutta la comunità che l' 11 febbraio 2013 è nato il loro primogenito Fabrizio. La Ch...

Shinystat

Avviso importante

Programma settimanale della parrocchia

Attivita del mese

Ottobre 2012 21 Domenica XXIX Domenica del Tempo Ordinario Giornata Missionaria Mondiale: Raccolta. Ritiro Spirituale Comunità “Gesù ama” Ritiro Spirituale Rinnovamento nello Spirito Catechesi... Leggi tutto...
Corso matrimoniale

Sono on-line le nuove schede del corso di preparazione al matrimonio. Visita la sezione "modulistica" oppure la sezione "Corsi" per scaricarle... 
La nuova chiesa

Sono state pubblicate le foto del progetto della nuova chiesa BMV di Loreto. Potete vederle all'interno del menu "La Chiesa" nella sezione "la chiesa domani" 
Giovedì sacerdotale

Giovedì 8 novembre ore 18,00: Giovedì sacerdotale presso la chiesa della Matrice.   I prossimi incontri sono previsti nei seguenti giorni: 08.11.2012 ore 18,00 Matrice06.12.2012 ore 18,00... Leggi tutto...
Corsi matrimoniali

Disponibile il modulo per la frequenza ai corsi matrimoniali e le schede del corso nella sezione corsi/corsi matrimoniali/schedecorso 
Lectio Divina

Ogni martedì, alle ore 18,00, in parrocchia si terrà la lectio divina. Il tema che sarà sviluppato quest’anno riguarda il CREDO. Ci interrogheremo sul senso da dare a questo verbo. Cercheremo di... Leggi tutto...
XXVII Domenica TO 2019 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 04 Ottobre 2019 00:00

XXVII Domenica Tempo Ordinario

Liturgia

Servi inutili per un Dio padrone

Ho letto tante volte il testo del vangelo di oggi (Lc 17,5-10) con la sua conclusione teologicamente esatta, ma da leggere insieme a tante altre pagine del vangelo. Non si può discutere sul primato di Dio e sul nostro atteggiamento di fedeltà al suo progetto d’amore. “Siamo servi inutili”, non possiamo pretendere niente. Ma non possiamo neppure pensare a un Dio che si comporta con noi come un padrone e che ci tratta da schiavi. Un padrone autoritario che non tiene in nessuna considerazione i suoi servi. Gesù usa un linguaggio largamente diffuso nelle legislazioni di tutti i tempi, che non prevede alcuna ricompensa per lo schiavo. Lo stesso Gesù però ha presentato altre immagini per delineare il comportamento di Dio: il padre che accoglie il figlio pentito che ritorna a casa (15,11-32), il pastore buono che va alla ricerca della pecora smarrita (15,3-7), l’amico che puoi disturbare a tutte le ore (11,5).

Il 30 settembre 2019, con lettera apostolica “Aperuit illis” Papa Francesco istituisce la Domenica della Parola di Dio. “Aprì loro la mente per comprendere le Scritture” (Lc 24,45). E’ uno degli ultimi gesti compiuti da Gesù: aprire le menti alla comprensione della Scrittura e infondere coraggio ad una comunità smarrita e delusa. Senza il Signore non possiamo comprendere le Scritture, ma è ugualmente vero che senza le Scritture non possiamo comprendere la predicazione e la missione di Gesù, e la stessa missione della Chiesa. Le nostre comunità non possono assolutamente crescere senza un rapporto particolare con la Scrittura. La Bibbia, sottolinea il Papa, non può essere solo patrimonio di pochi privilegiati. Dobbiamo far di tutto perché i testi sacri possano essere meglio compresi dal nostro popolo. Un posto speciale spetta all’omelia, che per molti fedeli è l’unica occasione per accostarsi alla Parola di Dio. Notevole impegno deve essere posto al senso pieno della Parola, per non rimanere chiusi in una semplicistica interpretazione fondamentalista. Vogliamo sperare che una più assidua familiarità col testo sacro aiuti la comunità cristiana a riscoprire la gioia del vangelo, come parola liberante e nutriente.

Riprendiamo il testo del vangelo. “Siamo servi inutili!”. Per il servizio d’insegnamento svolto ininterrottamente per 33 anni in Seminario non mi aspettavo un attestato di merito, una targa di riconoscenza. Niente di tutto questo. Mi disponevo a ritirarmi unicamente soddisfatto di avere lavorato nella vigna del Signore. Ma non avevo fatto bene i calcoli: avevo messo in conto tanti insuccessi dovuti alle varie difficoltà del ministero, ma anche qualche inaspettato buon risultato, che ripaga abbondantemente le fatiche e i notevoli sacrifici per il lavoro svolto. Ma quell’epilogo, proprio no! Vorrei non pensarci, ma non ci riesco. Preferisco comunque non parlarne: anche se questa chiesa mi ha trattato male, è sempre mia madre. E non posso non amarla. Devo tantissimo alla comunità parrocchiale, che mi sostiene con stima e affetto. Ed è con questa comunità che scopro Dio nel mondo. Parlare del mondo non significa eliminare Dio dalla nostra vita, ma piuttosto richiamare alla nostra memoria la prima creatura di Dio. La Bibbia non insegna come Dio abbia creato il mondo, ma ci mette davanti la prima opera bella di Dio, il mondo in cui viviamo. Se vogliamo scoprire ogni giorno le tracce della sua presenza, dobbiamo imparare a rispettare l’opera delle sue mani. E subito dopo il mondo, ci sono Adamo ed Eva, creati in relazione. E’ davvero importante per le nostre comunità dedicare del tempo alle nostre relazioni. Ci si preoccupa degli aspetti organizzativi e si lascia ai margini l’aspetto rilevante della relazione. Quanta freddezza nei nostri rapporti! Passano anche anni senza preoccuparci di migliorare le nostre relazioni. Ci sentiamo impotenti per medicare le ferite di relazioni troncate. Ciascuno di noi dovrebbe imparare l’arte estremamente difficile di essere “tessitore di relazioni”, come qualcuno ha definito il compianto Don Gino Bommarito, vescovo. L’espressione “Siamo servi inutili” non può essere usata come strategia di congedo forzato. Gesù nella sua relazione con la sua comunità di discepoli ha evidenziato il superamento di questa servitù: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15). Siamo nel contesto dell’ultima cena, con il gesto umile della lavanda dei piedi, segno permanente dell’essere chiesa nel mondo, ma anche con questa profonda e affettuosa dichiarazione d’amore.

«Gli apostoli dissero al Signore: “Accresci in noi la fede!”». Gli interlocutori sono gli apostoli, che davanti alle radicali e difficili richieste da parte di Gesù per essere suoi discepoli, chiedono l’aumento della fede. La comunità cristiana deve porre un’attenzione speciale verso gli ultimi, i più piccoli, ed essere aperta al perdono. Sempre. La misericordia deve sempre superare il limite della nostra fragilità umana. Il dramma a volte è che non c’è l’ammissione della colpa. Come puoi perdonare se l’altro non riconosce un minimo di  colpa e ti ha cancellato dall’elenco, dichiarando verbalmente il contrario? Lo predichiamo agli altri, ma non ci si rende conto che viviamo anche noi in comunità dove si sperimenta l’ipocrisia, l’indifferenza, l’estraneità, il tradimento. A volte sembriamo più funzionari del sacro, impiegati d’ufficio, che servi dei fratelli che fanno parte delle nostre comunità. Per qualcuno l’unica cosa che conta è la promozione di carriera. Il servizio deve essere così visibile che non deve essere dimostrato. La comunione tra noi non può essere il frutto di qualche sporadica iniziativa pastorale. Occorre ben altro. Gli apostoli chiedono l’aumento della fede, come criterio di maggiore adesione ad una dottrina. La fede non può aumentare, perché è vita nuova, rinascita nello Spirito, un cammino verso la luce piena, un lasciarsi condurre. Fede è scoprire il bisogno dell’altro, come immagine di Dio.

«Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”». Non serve una grande fede. Gesù nella sua risposta non si riferisce alla quantità della fede, ma alla sua genuinità e sincerità. La fede, anche se piccola, simile al microscopico granellino di senapa, ha la forza sorprendente di sradicare ciò che è ben consolidato come il gelso, ha la capacità di ribaltare i destini, trasformare la storia, compiere gesti straordinari che sarebbero impensabili per ogni uomo. Si tratta chiaramente di un paradosso, usato spesso nella letteratura rabbinica. La fede è un abbandonarsi fiduciosi nelle mani di Dio, appoggiarsi esclusivamente su di Lui. La fede non si può misurare, ma può essere vista. Nel testo parallelo di Matteo, ai discepoli che chiedono la ragione del loro fallimento nell’esercizio di un esorcismo, Gesù dice che se hanno fede sulla loro parola anche un monte potrà essere gettato in mare (17,20).

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?». Ancora un’altra parabola per accentuare la fede come disponibilità, impegno gratuito e non interessato. La parabola riflette la situazione sociale della Palestina del tempo, quando i ricchi disponevano di servi a loro completa disposizione. Si tratta della vicenda di un servo che, dopo una giornata di duro lavoro sotto un sole cocente, è convocato dal padrone non per riposare, ma per un oneroso compito, quello di preparare la mensa. L’immagine è in netto contrasto con quanto lo stesso Gesù aveva affermato in precedenza, parlando di un signore che rientra a casa a notte fonda, trova ancora svegli i servi “si cinge le sue vesti, li fa mettere a tavola e passa a servirli” (12,37).

«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». L’apostolo è un servo di Dio, ma anche degli uomini: prima di sedersi alla mensa del Signore ha un servizio faticoso da compiere per l’edificazione della comunità. Gesù in contrasto con la mentalità dei farisei che ritenevano che l’osservanza della legge obbligasse Dio a premiarli, insegna ai discepoli a ritenersi servi a completa disposizione del padrone. Davanti a Dio non meritiamo nulla. Servi come Lui. Semplicemente servi di un Dio estremamente libero, che non si lascia catturare dalle nostre opere e non si china davanti ai sogni di potere.

Don Gino Faragone

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Ottobre 2019 21:25