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XVIII domenica 2020 PDF Stampa E-mail
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Sabato 01 Agosto 2020 00:00

XVIII Domenica T.O.

Liturgia

Prima del pane la dignità della persona

Davanti ad un episodio, presente nei vangeli sei volte, faccio fatica a evidenziare uno dei tanti aspetti sottolineati dal testo (Mt 14,13-21). La moltiplicazione dei pani e dei pesci dà risalto anzitutto  a un particolare rapporto tra Gesù e la folla, una folla che lo cerca, lo segue, ascolta ammirata la sua parola senza stancarsi, sorpresa per i numerosi segni che egli compie. Il tema principale però rimane quello del cibo e del bisogno fondamentale per l’uomo di nutrirsi: nove volte appare il verbo mangiare e quindici volte il termine “pane”. Di particolare effetto sono anche le contrapposizioni: la ricerca da parte di Gesù di un luogo solitario e il bagno di folla, la sproporzione tra i cinque pani e i cinquemila uomini. Sullo sfondo si può cogliere un richiamo al prodigio compiuto dal profeta Eliseo (2Re 4,42-44) che con venti pani d’orzo sfama cento persone. E’ interessante anche ricordare la prima tentazione di Gesù nel deserto, quando gli viene proposto da satana di cambiare le pietre in pane per sfamarsi (Mt 4,3-4). Gesù compirà il miracolo ma per gli altri.

«Avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città». Il brano inizia con la presentazione dei due principali protagonisti della narrazione: Gesù e la folla in movimento. Il primo si muove in barca, la folla va a piedi. L’atteggiamento della folla è la sequela, un uscire dalla città, un abbandonare l’ambito familiare, un seguire una persona. Appare una folla affamata di libertà e di verità. La notizia della morte di Giovanni Battista evidenzia un’ostilità da parte di chi ha il potere presente nel testo fin dall’inizio e convince Gesù ad abbandonare il posto per cercare un “luogo deserto”. Nessun commento da parte di Gesù sulla morte del Battista. Il richiamo del deserto permette all’evangelista di ricordare ai suoi lettori le tematiche dell’esodo. Gli Ebrei attendevano un Messia che avrebbe compiuto gli stessi prodigi di Mosè: come il primo liberatore ottenne un pane dal cielo, così anche il secondo liberatore farà discendere dal cielo la manna e sarà il profeta ideale che porterà a compimento le attese messianiche. Il cammino nel deserto si manifesta come un esodo verso la libertà. Ancora una volta  sono le vicende del Battista che condizionano i movimenti di Gesù: dopo l’arresto di Giovanni, Gesù lascia la Giudea e si ritira in Galilea, ora, dopo la sua uccisione si ritira in un luogo solitario. Contrasta fortemente il banchetto di Gesù offerto alla gente con quello di Erode dove si decide della morte di Giovanni. Coloro che gestiscono il potere per giustificare le loro ambizioni devono immolare sempre qualcuno sull’altare dell’ipocrisia e della falsità. Il deserto è uno scenario che rimanda alla prima tentazione di Gesù, è il luogo dell’essenzialità, il luogo dove ci si può innamorare di nuovo (cfr l’esperienza di Osea).

«Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati». Protagonista unico è Gesù, che scende dalla barca, osserva la folla, prova una grande commozione e guarisce gli ammalati. La compassione di Gesù non è un semplice sentimento, che traduce con un bel discorso, un documento programmatico, un convegno, ma qualcosa di più profondo, viscerale che espliciterà con la guarigione degli ammalati e successivamente sfamando la folla. Matteo non riporta la motivazione della compassione, che secondo Marco è “perché erano come pecore senza pastore” (6,34). La compassione in greco è espressa dal verbo splanchnìzomai che ricorda l’utero materno (ta splàncha) e significa amare con un cuore di madre, di vera madre, non come Erodiade che si serve della figlia per i suoi scopi omicidi. La maternità di Gesù si traduce in gesti di tenerezza nei confronti della folla. Altro particolare interessante è che Gesù in questa circostanza non chiede nessuna dichiarazione di fede. Più dettagliata appare la descrizione dei miracolati nella seconda relazione, dove si fa esplicito riferimento a “zoppi, storpi, ciechi, muti e molti altri infermi” (15,30). Gesù nei loro confronti mostra un atteggiamento pieno di amore, di misericordia, si prende cura di chi è più debole, di chi stenta a capire, a camminare con gli altri. Un atteggiamento che manifesterà più chiaramente verso tutti con la condivisione del pane, e poi a farsi pane e spezzarsi sulla croce.

«Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!”. Ed egli disse: “Portatemeli qui”. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla». Al deserto, che ricorda i prodigi della manna e delle quaglie durante l’esodo, ora si aggiunge il riferimento alla “sera”, l’ora dell’ultima cena e dello smarrimento dei discepoli alla morte di Gesù. Alla compassione di Gesù si inserisce l’intervento dei discepoli che mostrano di non avere capito niente dell’insegnamento e dell’attività del loro maestro e gli suggeriscono di congedare la folla alle loro case, perché ognuno provveda a procurarsi ciò che serve per la cena. Non hanno compreso l’insegnamento di Gesù sulla condivisione e non hanno alcuna idea sul superamento della mentalità economica della società, che prevede che possa mangiare solo chi è in grado di acquistare il cibo. Gesù congederà la folla solo dopo che tutti si saranno saziati. Gesù non accetta la richiesta dei discepoli, anzi li invita a provvedere loro stessi il cibo, a dare e farsi pane per la gente. Non può essere dispersa quella gente che ha manifestato tanto desiderio di ascoltare Gesù e di seguirlo. I discepoli replicano mostrando quello che hanno, assolutamente insufficiente per sfamare la folla. Le difficoltà presentate dai discepoli per il luogo e per la scarsa razione di cibo di cui dispongono richiamano due episodi del Primo Testamento: Es 16,3-4, quando il Signore tramite Mosè invita gli Israeliti a confidare di più nel suo intervento, perché procurerà quanto occorre; 2Re 4,42-43 che evidenzia la fede del profeta Eliseo che invita l’uomo che dispone di venti pani a credere che, con l’aiuto di Dio, basteranno per sfamare cento persone. I discepoli devono imparare a confidare di più nella provvidenza divina. Gesù comanda di far sdraiare la folla sull’erba: un atteggiamento che potrebbe sembrare marginale, secondario. E’ assolutamente importante invece che gli uomini prima ancora del pane scoprano la loro dignità di persone libere: ecco perche devono mangiare stando sdraiati. Il pane è importante, ma più importante è il rispetto della dignità. Ognuno di noi porta in sé qualcosa di divino. I discepoli hanno un compito importantissimo: mettersi al servizio della gente, perché ognuno riscopra la dignità di persona davvero libera. E non sono certamente liberi quanti sono costretti a lavorare come schiavi, sottopagati. Non sono liberi quanti vengono impediti di esporre le proprie idee. Quel che segue sembra la descrizione di un rito liturgico con la presentazione delle offerte, la benedizione e la distribuzione del pane: il cibo distribuito alla folla non è dono dei discepoli, ma del Padre che lo offre a tutti senza distinzione. E’ interessante notare che Gesù non moltiplica i pani, ma li spezza, come anticipazione del suo farsi pane, del suo spezzarsi per la vita degli uomini. Per Gesù non è importante che gli uomini abbiano solo un pane per sfamarsi, ma che scoprano la gioia dello stare insieme, del servizio, dell’incontro, dell’abbraccio, della condivisione. Offrire del pane, sedersi a tavola con gli altri significa riconoscere negli altri la mia stessa dignità.

«Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini». Il nostro è il Dio dell’abbondanza: tutti mangiano a sazietà. La sazietà è un elemento dei tempi messianici (cfr Is 25,6; Ger 31,14). Ad evidenziare ulteriormente questo aspetto il testo riporta la quantità del cibo rimasto: dodici ceste, numero caro alla tradizione biblica. Superiamo la logica del calcolo.

Don Gino Faragone

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Agosto 2020 17:59