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Venerdì 08 Febbraio 2019 00:00

V Domenica del Tempo Ordinario

Liturgia

Strategie di recupero

L’ostilità e il rifiuto dei Nazaretani non soffocano la Parola che cerca altri spazi dove annunciare un progetto di liberazione. E così oggi ci troviamo lungo il lago di Genesaret, in uno scenario totalmente diverso dalla sinagoga di Nazaret. Qui osserviamo la folla che sta vicino a Gesù per ascoltare la parola di Dio, la risposta di Dio ai propri problemi. Il brano del vangelo di questa domenica (Lc 5,1-11) presenta la vocazione dei primi discepoli. E’ estremamente difficile affrontare il tema della vocazione. Chi all’interno della Chiesa svolge il delicato compito della predicazione sa che non può ritenersi più bravo degli altri, sa che può contare unicamente su quel Dio che misteriosamente lo ha scelto. Isaia ha avvertito questa particolare chiamata in un contesto celebrativo al Tempio di Gerusalemme (Is 6,1-8), Paolo per la via di Damasco (1Cor 15,1-11), Pietro lungo le sponde del lago di Tiberiade. Sono i tre personaggi che incontriamo in questa liturgia domenicale. Ognuno di noi sa che all’origine di ogni vocazione  c’è sempre un incontro con il Signore, non sempre facilmente descrivibile, perché come quella di Geremia avvertita fin dal seno materno. Dio sceglie unicamente secondo un progetto d’amore, senza concorsi, senza valutazioni di merito; non si scandalizza davanti alle nostre fragilità, non ha paura del nostro peccato. Ed è proprio questo suo amore incondizionato che ci permette di non nascondere i nostri limiti: Isaia riconosce la sua impurità, Pietro confessa di essere un peccatore, Paolo dice di non essere degno di essere chiamato apostolo, perché ha perseguitato la Chiesa di Dio. Gli unici titoli che realmente ci appartengono e non sono contestabili sono quelli che evidenziano le nostre debolezze.

Contesti diversi di vocazione, ma una sola missione, quella di proclamare ovunque l’amore di Dio.

Proviamo a meditare sul testo del vangelo. «Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca». Il brano inizia con la presentazione di Gesù che annunzia il suo messaggio, pressato da una grande folla affamata di Parola di Dio. Poco distanti alcuni pescatori scoraggiati, stanchi, delusi per non avere preso nulla durante un’intera nottata di pesca, lavano lentamente le reti, le riassettano per la prossima uscita. Gesù sale sulla barca di Simone per continuare la sua predicazione. Il luogo del fallimento diventa così la cattedra del nuovo insegnamento, quello della fiducia in Dio, il luogo dove sperimentare l’efficacia della sua Parola. Non si può non rimanere sorpresi dall’atteggiamento di Gesù per la sua originalità. Si tratta dell’esordio della chiamata dei primi discepoli. Confrontando questa narrazione con la versione di Marco e di Matteo, notiamo subito una diversa collocazione e una prospettiva più ecclesiale. Ugualmente interessante è il confronto con Gv 21,1-14: una pesca infruttuosa, l’ordine di Gesù, il miracolo e poi la sequela. Il contesto però è quello postpasquale e in Luca manca il banchetto. A me piace vedere in questo racconto il tentativo di Luca di riabilitare la figura di Pietro, infangata dal triplice rinnegamento, immagine che rende più difficile il compito degli evangelizzatori delle prime comunità. Un racconto dunque che si raccorda con il mistero dell’incarnazione, con la missione di Gesù di promuovere l’uomo, innalzarlo, fino a deificarlo. Per Gesù al primo posto c’è sempre l’uomo, non la legge, l’uomo abbandonato, povero, malato. Gesù continua a predicare e ugualmente compie un gesto davvero significativo nei confronti di Simone. Questa prima parte è incentrata su Gesù, che passa da un villaggio all’altro seguito dalla folla. L’evangelista con molta discrezione cita il nome di Simone, che in questo momento è insieme ad altri e presto diventerà un collaboratore di Cristo. E così Simone si appresta a diventare da semplice pescatore a guida della chiesa. Missione di Gesù non è proporre solo un bel discorso, ma compiere scelte coraggiose per raggiungere ogni uomo, per modificare il comportamento degli uomini. Sceglie strategicamente come pulpito di predicazione la barca di Simone, futura immagine della chiesa. Luca non riporta i contenuti della predicazione di Gesù, ma il suo approccio con i futuri discepoli, e in modo speciale con Simone.

«Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto, così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone». Un bel racconto a effetto. Gesù, dopo la predicazione, invita Simone ad andare al largo, a pescare, un lavoro senza senso, perché la notte è il tempo più propizio per la pesca. La parola può essere solo proposta e non imposta. Simone accetta di gettare le reti in pieno giorno, andando contro le sue competenze professionali, e il risultato è estremamente eccezionale. I pescatori non possono non riconoscere che l’abbondante pesca non è dovuta alla loro abilità, ma unicamente all’obbedienza alla parola di Gesù. Fa effetto questo risultato, ma ugualmente interessante è lo sguardo nei confronti delle barche, che rappresentano la fatica quotidiana, non sempre accompagnata da esiti positivi. Gesù si inserisce nella vita di questi pescatori, che si fidano di lui e vengono premiati da una pesca abbondantissima, al di là di ogni possibile aspettativa. Davanti a questo segno, Simone si getta alle ginocchia di Gesù, riconoscendo la sua condizione di peccatore, chiedendogli di stare lontano da lui. Qui Simone diventa l’immagine del credente, che riconosce in Gesù il Kyrios, il vero Signore. Ma Gesù non si allontana da Simone, che si dichiara peccatore, perché lui è venuto per annunciare la misericordia di Dio ai peccatori. E’ appena accennata la presenza di Giacomo e Giovanni, che insieme a Pietro, saranno testimoni della risurrezione della figlia di Giairo, testimoni della trasfigurazione di Gesù sul monte, ma anche testimoni della sua agonia nel giardino degli ulivi. E’ possibile già notare una piccola comunità, che cerca di raggiungere un obiettivo comune,  superando così quelle tensioni che sembrano una costante anche delle nostre comunità ecclesiali. L’accoglienza e l’obbedienza alla parola creano comunità.

«Gesù disse a Simone: “Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». L’esortazione di Gesù a Simone a “Non temere” è la stessa che l’angelo aveva rivolto a Zaccaria, a Maria, ai pastori. Simone e soci sono chiamati a guardare con maggiore ottimismo al futuro. Anche se questi pescatori hanno assistito ad un’opera prodigiosa, rimangono ugualmente quelli che erano prima, cioè peccatori. L’unico punto a loro vantaggio è che si sono affidati alla parola di Gesù. Il miracolo non è avvenuto per qualche manovra particolare, ma unicamente per l’obbedienza all’invito di Gesù. Segue immediatamente l’investitura per un nuovo lavoro, per sottrarre gli uomini alla morte e portarli alla vita. La narrazione termina con la generosa risposta di Simone e compagni, che lasciano tutto e seguono Gesù. Una nottata andata a vuoto, la confessione del proprio limite diventano un luogo speciale per incontrarsi con colui che non si scandalizza del nostro peccato e ugualmente ci affida la missione di continuare la sua stessa missione su questa terra.

Il messaggio di Luca, al di là dell’abilità letteraria, quasi pittorica, è abbastanza chiaro: l’incontro di Gesù con questi pescatori ha cambiato totalmente la loro vita. Ma occorre assolutamente osare, affrontare le onde del lago, prendere il largo, pescare anche in pieno giorno, aprirsi alle novità del vangelo, accorciare la distanza tra la prassi pastorale e la ricerca teologica. Chiudersi tra quattro mura, uscire solo se invitati, leggere delle prediche preconfezionate, preoccuparsi di somministrare sempre lo stesso prodotto,un catechismo che non favorisce una crescita, impedire la ricerca per ridire la bellezza del messaggio evangelico, non osare per paura del giudizio di chi si scandalizza e si allontana: tutto questo è come voler continuare a pescare ma senza alcun risultato. Solo se accogliamo la proposta di Gesù, se ascoltiamo la sua parola, la nostra vita sarà feconda.

Don Gino Faragone

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Febbraio 2019 11:08