Domenica Palme 2019 Stampa
Scritto da Administrator   
Sabato 13 Aprile 2019 00:00

Domenica delle Palme

Liturgia

Che ruolo occupi nella drammatica storia della passione?

Sono due i momenti fondamentali che caratterizzano questa domenica delle palme: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la lettura della sua passione e morte, quest’anno nella versione di Luca (22,14-23,56). Si coglie subito la semplicità del messaggio: Gesù è accolto in modo trionfale come un re dalla folla senza fare ricorso a eserciti. Il regno che viene a inaugurare su questa terra si fonda sul servizio da offrire a tutti. I farisei non partecipano a questo ingresso trionfale e invitano Gesù a far tacere i discepoli. Gesù risponde con una parola profetica che suona come una minaccia: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”. Segue poi il pianto di Gesù sulla città, che ama: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra”. Si nota la tristezza di un uomo innamorato per la sorte di questa città, affascinante e nobile, protetta da mura e custodita da porte, la cui fine è ormai imminente. Gesù è ogni giorno al tempio, che considera come sua casa, osserva ed esprime una valutazione sul comportamento di quanti fanno un servizio nel luogo sacro. Il popolo mostra una particolare stima nei suoi confronti  e del suo insegnamento, mentre ignora quello dei sommi sacerdoti e degli scribi, che fondano la loro dottrina sulla sacralità del tempio.

Per quanto riguarda la narrazione della passione e morte di Gesù, segnaliamo i momenti fondamentali: 1. la celebrazione della Pasqua; 2. la preghiera al monte degli ulivi, tra sudore e sangue, e la cattura di Gesù, consumata da una liturgia falsa, dove il segno del bacio sa di amarezza e di sconcerto; 3. primo processo davanti al sinedrio con la prova del reato, la dichiarazione da parte di Gesù di essere “Figlio di Dio”; 4. processo davanti a Pilato, a Erode e poi ancora da Pilato, che pur riconoscendo la menzogna dei capi d’accusa del sinedrio e l’assoluta innocenza di Gesù alla fine emette una sentenza di condanna a morte; 5. viaggio verso il Calvario, morte e sepoltura. Gesù, come l’innocente Isacco, inizia la sua salita verso il monte, portando sulle sue spalle il peso della croce che lo ucciderà.  In quest’ultima tappa della vita di Gesù, scompaiono i suoi discepoli, senza lasciare alcuna traccia, preoccupati unicamente di assicurare un successore alla guida del gruppo. Quanta meschinità! Non hanno compreso niente della politica instaurata da Gesù nella logica del servizio. Pietro, a cui Gesù affida il compito di tenere unita la comunità, gli promette gesti di grande solidarietà. Parole vuote, d’occasione. Quando avrebbe dovuto dare una testimonianza su Gesù, dice semplicemente di non conoscerlo. Scappano tutti vigliaccamente per non subire la stessa sorte. La storia registrerà ancora tanti Giuda e tanti Pietro, tanti traditori e tanti pusillanimi. E’ una storia che ci appartiene, la nostra, con tante fragilità, paure, vigliaccherie. Gesù si trova da solo davanti alle autorità religiose e civili, che decidono di condannarlo a morte. L’interrogatorio dura pochissimo, i capi di accusa sono falsi: Gesù viene presentato come un soggetto pericoloso. Una vera e propria sceneggiata! E così per soddisfare le grida della folla, corrotta e impazzita, Pilato consegna Gesù al mostro affamato e pronto a ingoiare la sua vittima.

Sulla via del Calvario Gesù non sarà però solo: lo accompagneranno, Simone di Cirene, uno sconosciuto, il cui nome richiama quello del primo apostolo, “una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui”, e i due delinquenti, che subiranno la stessa pena. Sotto la croce troveremo ancora le donne che avevano seguito Gesù fin dalla Galilea, il centurione e Giuseppe d’Arimatea. Luca non nasconde la tragicità dell’evento, ma coglie questa occasione per sottolineare ancora una volta un elemento importante della predicazione di Gesù: il volto misericordioso del Padre, nelle cui mani affida il suo spirito. La croce diventa la sua ultima cattedra, dove sintetizza il senso della vita, offrendo il perdono a coloro che lo stanno crocifiggendo e aprendo le porte del suo regno al malfattore pentito. Ma già aveva mostrato un’indulgente accoglienza a Giuda, un’attenzione particolare nei confronti del servo a cui i discepoli avevano tagliato l’orecchio nel momento della cattura, un benevolo sguardo a Pietro che lo aveva rinnegato.

Concludiamo con la scena della crocifissione. L’inizio della missione di Gesù è segnato dalle tentazioni e dal ricorso alla Scrittura. L’ultimo atto della storia di Gesù si consuma sulla croce con gli stessi ingredienti. Ritorna la sfida del tentatore nella figura di uno dei malfattori: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. E’ la tentazione del potere: quella davvero non finisce mai, anzi è sempre più insidiosa. Gesù non risponde nulla davanti alle provocazioni. Interviene però l’altro malfattore: «“Neanche tu hai timore di Dio e sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse : “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”». E poi la fine, il buio, l’uccisione della luce. Quello che si vede al buio è l’ipocrisia della politica di ogni genere che scarta l’innocente per ragion di stato, che isola un uomo come oggetto ripugnante, soggetto pericoloso. Appare assolutamente chiaro la colpevolezza di uomini religiosi che ritengono di avere il potere di sentenza di morte. La carriera vale di più della vita di una persona. E così sull’altare del Calvario ogni giorno si immolano vittime umane al dio del potere e del successo.

E adesso dobbiamo rispondere alla domanda del titolo: Da che parti stiamo? Quale ruolo stiamo occupando? La risposta non è scontata.

In attesa dell’alba del nuovo giorno, quello che non conosce tramonto, quello della luce interiore che ci permetterà, come al centurione, di dire: “Veramente quest’uomo era giusto”. Di lui e solo di lui ci si può fidare.

Don Gino Faragone

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Aprile 2019 14:21
 
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