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Domenica di Pasqua 2021 PDF Stampa E-mail
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Venerdì 02 Aprile 2021 00:00

Domenica di Pasqua

Liturgia

Gli interrogativi di un sepolcro vuoto

Il testo evangelico non può essere letto come semplice fatto di cronaca, ma come itinerario di fede, una “corsa” anzi verso la luce del nuovo giorno che non conosce tramonto, una “corsa” verso l’Amato, un’inquietudine e una ricerca per una Presenza avvertita ormai solo come assenza. Meta del cammino delle donne del vangelo di questa veglia pasquale è un sepolcro trovato vuoto (Mc 16,1-8). Ed è proprio questo sepolcro che pone seri interrogativi: la nostra vita finisce qui? Che ne è del nostro sogno di immortalità? La morte è la meta del nostro cammino di vita? Interrogativi angoscianti che ci lasciano senza respiro! Ma Dio non avrebbe potuto crearci senza l’amara esperienza della morte? Sì, ma non saremmo uomini, saremmo altro. Tutti gli uomini da sempre hanno cercato di dare delle risposte a questi interrogativi e amaramente concludevano la loro riflessione dicendo che gli dei hanno conservato nelle loro mani l’immortalità. Eco di questi racconti mitici si trova anche nel testo biblico di Qoelet: “La sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa: come muoiono queste, muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: il medesimo luogo: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (3,19s). Si rimane fortemente scossi dalla riflessione di Qoelet e anche amareggiati. Nel campo della ragione non troviamo altra risposta, ma alla luce della fede sì. Occorre cambiare prospettiva, ricorrere alla luce della fede, che utilizza il linguaggio dell’amore: “Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, non lascerai che il tuo santo (innamorato) veda la corruzione” (Sal 16,9s). Al sepolcro di Gerusalemme troviamo un giovane che suggerisce alle donne di riferire ai discepoli che se vorranno trovare il Risorto, recuperare il senso della vita, occorre che vadano in Galilea, ascoltino la sua Parola e lo seguano. Non è necessario dunque cercare la vita in un sepolcro, ma in una Parola che illumina e dona senso alla vita.

Il cammino delle donne verso il sepolcro

«Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via la pietra dall’ingresso del sepolcro?».

Trascorso il giorno del sabato, giorno di assoluto riposo, in cui non si poteva fare alcuna azione particolare, tre donne comprano oli profumati per ungere il corpo di Gesù. Un’operazione che non tiene conto degli annunci di risurrezione del Maestro. Le donne sono quelle che da lontano hanno assistito alla crocifissione di Gesù (15,40) e alla sua sepoltura. Le annotazioni temporali, duplicate nello stile proprio di Marco, segnalano la tempestività e la premura delle donne nel prendersi cura della salma di Gesù, secondo l’usanza ebraica. I parenti del morto per tre giorni andavano al sepolcro per piangere e accertarsi anche della morte. Non possiamo però trascurare il significato simbolico “del mattino” come richiamo alla luce nuova che rischiara le tenebre del mondo. Marco aggiunge il rito dell’unzione, un tentativo quasi di mummificazione, come a volere allungare la vita. Durante il cammino le donne si pongono il problema di come far rotolare la pietra davanti all’ingresso del sepolcro, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.

Il giovane al sepolcro

«Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».

L’evangelista riferisce che le donne giunte al sepolcro vedono un giovane non identificato, seduto come un maestro, alla destra, lo spazio dell’azione salvifica (cfr Sal 110,1). Ma occorre alzare lo sguardo per potere aprirsi alla nuova realtà della vita oltre la morte. La pietra è stata fatta rotolare da una potenza superiore alla morte. Il giovane di cui si parla potrebbe essere lo stesso personaggio che, al momento dell’arresto di Gesù, fugge lasciando nelle mani di coloro che volevano catturarlo il lenzuolo con cui era coperto. Qui al sepolcro lo trovano mentre indossa un vestito bianco, simbolo di luce, come partecipazione alla condizione gloriosa del Risorto. Nel mondo di Dio si è sempre giovani. Il discepolo prima denudato ora è rivestito di gloria. La reazione delle donne a questa visione non è la gioia, ma la paura, una reazione, un sentimento normale nella Bibbia quando si riferisce un incontro con il mondo di Dio. Il giovane invita le donne a non aver paura. Una descrizione sobria ma inequivocabile: il giovane appare come un angelo celeste. Il Gesù cercato è chiamato con due nomi “il Nazareno e il Crocifisso” come a voler richiamare i poli estremi della sua vita pubblica: l’inizio a Nazaret, ma forse anche con un’allusione al termine ebraico “nazir” che significa “consacrato”, e poi la crocifissione al calvario. E subito dopo aggiunge l’annuncio della risurrezione: Dio è intervenuto con potenza liberando Gesù dalla morte. Il luogo dove l’hanno deposto è vuoto. Segue ora l’invito alle donne espresso con due imperativi: “andate e dite”. Non è importante che le  donne raccontino l’esperienza vissuta, ma che vadano dai discepoli perché anche loro facciano la stessa esperienza, ripercorrendo il cammino già fatto con Gesù, ma alla luce di questi ultimi eventi. Non c’è più alcun motivo per rimanere al sepolcro. Non sarà una tomba vuota che potrà convincerci dell’importanza della risurrezione. Destinatari dell’annuncio sono i discepoli e Pietro. E’ davvero rilevante il riferimento a Pietro: anche il discepolo che ha sbagliato, rinnegando Gesù, nonostante che abbia affermato la sua fedeltà a oltranza, può partecipare in Galilea a questo nuovo incontro con il Risorto. Gesù precederà i discepoli in Galilea, dove ha svolto gran parte della sua missione. E’ riconfermato così il rapporto di Gesù con i discepoli e con le donne. Per ripartire occorre ricominciare sempre dalla Galilea, ovvero dalla periferia, dagli ultimi, da quelli che abbiamo reso poveri con la nostra sete di potere e di ricchezza.

Il silenzio delle donne

«Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura».

 

L’episodio si chiude con la reazione delle donne, che fuggono senza dire niente a nessuno. E’ la stessa reazione che l’evangelista registra nei confronti dei discepoli e del giovane nel Getsemani: la fuga per paura. Una conclusione sconcertante se pensiamo che si tratta anche della conclusione del vangelo di Marco. La paura è una reazione che caratterizza spesso il comportamento dei personaggi che si incontrano con Gesù. Ma è anche la nostra paura di annunciare la Pasqua, la resurrezione, la vita nuova nello Spirito. Tutto è più facile se ci fermiamo soltanto alla proposta morale, ai precetti utili per la vita. La richiesta di Gesù è molto più impegnativa, esige che si sia disposti a morire per l’altro. Comprendiamo che se davvero accogliamo il vangelo cambia tutto, il nostro modo di vivere, il nostro rapporto con gli altri. Questa conclusione sembra voler sottolineare che anche le donne vengono meno all’impegno come già i discepoli. Il silenzio delle donne può essere anche interpretato come il silenzio imposto da Gesù davanti ad eventi straordinari, come i miracoli. Occorre non fermarsi davanti al miracolo e interiorizzare nel silenzio la Parola che Gesù annuncia. Prima di annunciare la Pasqua è assolutamente necessario il silenzio, come la terra che deve accogliere il seme della Parola. Finisce l’incontro delle donne con il giovane e inizia la nostra storia, il nostro incontro in Galilea con Gesù, il nostro silenzio per accogliere meglio la sua Parola, la nostra sequela che ha una meta, sempre la stessa, il Calvario, dove siamo chiamati come il centurione ad esprimere la nostra adesione a Gesù, riconoscendolo come il Figlio di Dio. Gli apostoli sono fuggiti, le donne anche. E noi? Non importa: anche se fuggiamo, abbiamo la certezza che Egli ci precede nella via della speranza.

Don Gino Faragone

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Aprile 2021 11:18